La storia e le origini

Se doveste venire in Romagna, nella terra della Piadina Romagnola, provate a chiedere a pių passanti di raccontarvene la storia. Molto difficilmente otterrete storie che si assomigliano.

La maggior parte degli studiosi collega il romagnolo "pič", "pičda" (poi italianizzato in piadina) al greco "plakous", focaccia. Il termine, se non l'alimento, sarebbe quindi un relitto della dominazione bizantina.
Il "testo" su cui viene cotta la piada deriva, invece, dal latino "testa", coccio. Il che ci rimanda all'etā romana.
Il poeta Giovanni Pascoli, dopo averne trovato tracce addirittura nell'Eneide, la definė "Il pane rude di Roma".

Per quanto riguarda gli ingredienti, bicarbonato e strutto cominciarono a finire nell'impasto solo negli anni '20. E la piadina romagnola assieme alle specialitā romagnole iniziō a conquistare i turisti negli anni '40 e '50.

Oggi le strade delle cittadine della riviera, soprattutto d'estate, sono disseminate di chioschi che vendono centinaia di piadine al giorno. Per tutti i gusti. Le piade oltre che con le tradizionali fette di salame, coppa, prosciutto e l'inarrivabile salsiccia, sono farcite e offerte anche in versioni pių moderne quali quella alla rucola e stracchino; senza dimenticare la pių classica di tutte, quella coi cavoli, oggi quasi scomparsa.

Curioso constatare come il "pane" di Romagna cambi nome a seconda del luogo in cui lavora il mattarello: a Faenza e Forlė si dice "pje", come a Ravenna, dove usano perō ugualmente anche il termine "pjė" e "pjida"; a Cesena e Rimini diventa "pida" o anche "pič" e "pičda". Legato alla piadina č pure il termine "sfogline", col quale vengono chiamate le donne che stendono le piade, perfettamente tonde, alle varie sagre di paese dell'entroterra romagnolo.